niang rigorista da incubo

Niang… rigorista da incubo!

Stavolta non c’è stato nessun litigio per chi doveva battere il calcio di rigore: Niang ha preso il pallone, lo ha sistemato sul dischetto, ha preso la rincorsa e ha sbagliato.

È il secondo errore consecutivo e il 4° su 7 tirati in carriera fra Serie A e Ligue 1: per essersi conquistato i gradi di rigorista del Milan, durante gli allenamenti deve tirarli bendato o al massimo con un occhio chiuso. Si sa che i calci di rigore sono una questione di freddezza, ed evidentemente lui, che pare così risoluto, forse non lo è.

Con il Crotone gli era andata bene perché Lapadula aveva siglato il gol vittoria allo scadere, ma ieri l’errore è stato pesante perché poteva cambiare la partita a favore dei rossoneri e invece c’è stato il ritorno della Roma.

Niang ha dichiarato che la prossima volta lascerà onore – a malincuore – e onere – con piacere, a Lapadula.

Considerando anche la non grande partita che ha fatto, schierare Honda sarebbe stata la mossa propizia: anche se si dice che il rigore non sia il portiere a pararlo ma il rigorista a sbagliarlo, è innegabile che ci sia anche un pizzico di fortuna o che il destino ci metta del suo. Forse Niang non è fortunato, e quando si trova il match point tra le mani la buona sorte lo abbandona.

A proposito di match point, c’è un famoso film in cui una pallina da tennis cade dall’alto e rimbalza sul nastro di una rete. Una scena al rallentatore che mostra come può cambiare un’intera esistenza per un colpo di vento o per il destino. A Niang questa pallina è caduta tra i piedi, ma probabilmente ciò non influirà più di tanto sul resto della sua vita. Quella che potrebbe essere cambiata, è la storia di questa stagione.

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