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Guardiola-Barcellona, andata e ritorno… da avversario!

La carriera da calciatore di Pep Guardiola è praticamente sempre stata a tinte blaugrana, fin dal 28 giugno 1984 quando, a 15 anni, entra a far parte della cantera del Barcellona. Gioca nelle giovanili fino al 1990, poi Johan Cruijff lo chiama in prima squadra.

Una squadra che diede spettacolo nei primi anni 90 e che faceva riferimento ai dogmi olandesi del calcio totale di cui si faceva portavoce moderno il suo allenatore.

La spina dorsale definitiva di quella formazione era composta da Ronald Koeman in difesa, Romario in attacco e da un ragazzotto spagnolo alto e magrolino al centro. Quel ragazzotto, ai tempi con una folta barba e tanti capelli, era proprio Guardiola.

È da quel calcio che l’attuale allenatore del City ha attinto per modellare il suo Barcellona, quello con il quale ha vinto ben 13 trofei. Nell’ordine:

  • 2008/2009: Coppa del Re, Liga, Champions League.
  • 2009/2010: Supercoppa di Spagna, Supercoppa europea, Mondiale per Club, Liga
  • 2010/2011: Supercoppa di Spagna, Liga, Champions league
  • 2011/2012: Supercoppa di Spagna, Supercoppa europea, Mondiale per Club.

Stasera torna a Barcellona da avversario con il Manchester City. Non è la prima volta che gli tocca affrontare la sua ex squadra: due anni fa il suo Bayern fu eliminato malamente in semifinale e proprio qui al Camp Nou rimediò un sonoro 3 a 0.

A Barcellona è amato a tal punto che se entrasse al Camp Nou e gli tributassero una standing ovation non ci stupiremmo per nulla.

È soprannominato “il filosofo” per quel suo modo di pensare e insegnare calcio. I numeri, seppur strabilianti, sono comunque la parte meno rilevante di quello che è il suo obbiettivo. Per Guardiola il calcio è solo un mezzo per applicare una filosofia di vita: se fosse un falegname, un professore universitario o un uomo d’affari, il suo approccio sarebbe lo stesso.

Stasera sarà sicuramente una grande partita. La classifica del girone dopo 2 turni  vede il City ha 4 punti mentre il Barca è a punteggio pieno. Per la squadra di Guardiola è fondamentale non perdere per poter puntare al primo posto nel girone, sperando di giocarsi poi le proprie chance nel ritorno a Manchester. Certo che contro gente come Messi, Neymar e Suarez fare calcoli non ha molto senso, anche se tu puoi contare su giocatori come Aguero, Silva e De Bruyne.

Sicuramente non lo ha per Guardiola, per cui l’importante è il gioco, lo spettacolo, la filosofia.

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